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“Decreto Dignità” in Gazzetta Ufficiale: ecco come cambiano i contratti di lavoro

"Decreto Dignità" in Gazzetta Ufficiale: ecco come cambiano i contratti di lavoro

Il 14 luglio è entrato ufficialmente in vigore il Decreto Dignità (D. L. n. 87/2018), primo atto normativo di peso del governo Lega-M5s pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 161 del 13 luglio scorso.

La stretta sui contratti a tempo determinato mira a disincentivare lo strumento per favorire e accelerare la transizione ai contratti stabili. Si rivede la liberalizzazione dei contratti di Poletti: la loro durata complessiva scende da 36 a 24 mesi, con la possibilità di proroghe che passa da cinque a quattro. Il contratto può essere libero solo per i primi dodici mesi e al rinnovo successivo ritornano infatti le “causali”, ovvero gli imprenditori devono specificare le ragioni per le quali si intende proseguire quel contratto a tempo. Sono due le fattispecie ammesse:

  • esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria;
  • necessità temporanee e oggettive, estranee all’attività ordinaria, o per necessità di sostituire altri lavoratori che magari sono in ferie.

A questa stretta si unisce quella contributiva: ogni rinnovo, anche al di sotto dei 12 mesi, prevede che i contributi crescano dello 0,5% andando a sommarsi a quell’1,4% che dal 2012 (Fornero) finanzia la Naspi, la nuova indennità di disoccupazione.

I contratti in somministrazione sono interessati da questa normativa, ad eccezione dello staff leasing. Alle Agenzie per il lavoro non si applica neppure il tetto – che vale per gli altri – di un 20% di tempi determinati sul totale degli indeterminati.

In generale, le novità valgono per i nuovi contratti ma anche per rinnovi o proroghe di contratti in corso. Per i contratti della PA e per gli stagionali resta tutto come prima: anche a questi ultimi non si applica la nuova disciplina delle causali.

Quanto alla parte del contenzioso e dei diritti dei lavori, sale da 120 a 180 giorni la finestra di tempo nella quale un lavoratore può impugnare un contratto a tempo. Maggiori anche i costi di licenziamento, in caso di illegittimità: salgono del 50%. La forbice dell’indennizzo sale infatti dalle 4-24 mensilità previste dal Jobs Act in vigore dal marzo 2015 alle attuali 6-36.

I contenuti e gli impatti del provvedimento saranno approfonditi nell’ambito dell’evento formativo organizzato da Optime su Le novità in materia di contratto a termine e somministrazione nel “Decreto Dignità”. Il workshop è programmato a Milano in due edizioni (il prossimo 26 luglio e il prossimo 19 settembre).

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