DORA e frontier AI: le ESAs indicano tre priorità per il rischio cyber nel settore finanziario

DORA e frontier AI e gestione del rischio cyber secondo le ESAs

DORA e frontier AI entrano sempre più direttamente nell’agenda della vigilanza europea sul settore finanziario. Con lo Statement congiunto JC 2026 25 del 31 luglio 2026, EBA, EIOPA ed ESMA richiamano l’attenzione degli operatori sui rischi ICT derivanti dai modelli di intelligenza artificiale più avanzati, indicando le principali strategie che gli intermediari possono adottare per rafforzare la propria resilienza operativa.

Secondo le Autorità europee di vigilanza, le capacità dei cosiddetti frontier AI models possono determinare una significativa accelerazione dei rischi cyber. Modelli altamente evoluti possono infatti essere utilizzati per individuare e sfruttare vulnerabilità in tempi molto ridotti, colpire infrastrutture condivise e sfruttare punti di vulnerabilità comuni a più soggetti.

Il rischio assume quindi una dimensione non soltanto aziendale, ma potenzialmente sistemica, soprattutto nel caso in cui un attacco determini interruzioni prolungate o coinvolga contemporaneamente più istituzioni finanziarie.

 

DORA e AI Act come quadro normativo di riferimento

Le ESAs sottolineano che il quadro regolamentare europeo dispone già di strumenti idonei ad affrontare tali rischi.

Un ruolo centrale è attribuito al Digital Operational Resilience Act – DORA, attraverso le disposizioni relative al framework di gestione del rischio ICT, ai test di resilienza operativa digitale, alla gestione e segnalazione degli incidenti, ai processi di recovery e alla gestione dei rischi derivanti dai fornitori ICT terzi.

A questo quadro si affianca l’AI Act, che disciplina, tra l’altro, i modelli di IA per finalità generali con rischio sistemico, prevedendo specifici obblighi a carico dei relativi provider, anche sotto il profilo della documentazione tecnica, della trasparenza e della cybersecurity.

Le ESAs evidenziano tuttavia come la rapidità con cui l’intelligenza artificiale può consentire di individuare e sfruttare nuove vulnerabilità imponga agli operatori finanziari un approccio maggiormente proattivo e tempestivo.

Le misure devono essere adottate secondo il principio di proporzionalità, considerando dimensioni e profilo di rischio dell’impresa, nonché natura, scala e complessità dei servizi e delle attività svolte.

 

Le tre strategie ESA: prevenzione, detection e gestione del rischio

Lo Statement individua tre principali direttrici attraverso le quali rafforzare i processi, le procedure e i controlli relativi al rischio ICT:

prevenzione,
detection,
gestione del rischio e resilienza operativa.

L’obiettivo è consentire agli operatori finanziari di adattare le proprie difese alla crescente velocità e sofisticazione delle minacce cyber assistite dall’intelligenza artificiale.

 

Prevenzione: conoscere e ridurre la superficie di attacco

La prima area riguarda la prevenzione.

Per le ESAs diventa essenziale disporre di inventari completi e costantemente aggiornati degli asset IT, comprendenti infrastrutture, applicazioni, repository di dati, API e componenti di AI e machine learning.

La conoscenza degli asset permette di classificarli sulla base della loro criticità e della loro esposizione e di individuare eventuali dipendenze e single point of failure.

Lo Statement richiama inoltre l’importanza dei principi di security and resilience by design, affinché sicurezza e resilienza vengano incorporate nell’architettura dei sistemi sin dalla progettazione.

Tra le possibili misure indicate dalle ESAs figurano anche:

  • riduzione della attack surface e dismissione dei sistemi legacy non necessari;
  • maggiore segmentazione delle reti;
  • protezione del codice sorgente e delle configurazioni critiche;
  • utilizzo di sistemi di multi-factor authentication e applicazione del principio del least privilege;
  • processi di patching sempre più tempestivi, proattivi e, ove appropriato, automatizzati;
  • rafforzamento degli standard di cybersecurity lungo l’intera ICT supply chain.

 

Particolare attenzione viene riservata al patch management. Attacchi condotti con strumenti di IA possono infatti individuare e sfruttare una vulnerabilità in tempi estremamente ridotti, riducendo significativamente l’efficacia dei tradizionali processi di aggiornamento periodico.

 

Detection: dal controllo periodico al monitoraggio continuo

La seconda strategia riguarda la capacità di individuare tempestivamente le minacce.

Secondo le ESAs, le tradizionali attività periodiche di vulnerability scanning potrebbero non essere più sufficienti rispetto ad attacchi capaci di operare in maniera continuativa, adattarsi rapidamente e sfruttare anche vulnerabilità appena emerse.

La vigilanza europea suggerisce quindi una progressiva evoluzione verso processi di continuous vulnerability scanning and monitoring, calibrati sul profilo di rischio dell’operatore.

Analoga evoluzione viene prospettata per le attività di logging e behavioural monitoring.

Gli operatori possono rafforzare la capacità di individuare anomalie, movimenti laterali e comportamenti sospetti attraverso sistemi di monitoraggio più completi e, ove appropriato, attraverso soluzioni basate sull’intelligenza artificiale.

Anche le capacità dei Security Operation Centre – SOC e delle strutture di red teaming possono essere integrate con strumenti AI, fermo restando il ruolo delle competenze tecniche e del personale specializzato.

Le ESAs invitano inoltre a valutare un aumento della frequenza di scansioni, test e controlli di conformità, fino ad arrivare, quando opportuno, a forme di monitoraggio continuo o quasi in tempo reale.

 

Resilienza operativa: prepararsi anche a scenari di multi-system failure

La terza direttrice riguarda la gestione del rischio cyber e la resilienza operativa.

Gli attacchi AI-enabled potrebbero interessare contemporaneamente sistemi diversi e determinare effetti a cascata sulle infrastrutture interconnesse.

I tradizionali piani costruiti attorno alla perdita di un singolo sistema potrebbero quindi non risultare sufficienti.

Le ESAs invitano gli operatori ad aggiornare e testare regolarmente i processi di incident management, business continuity e disaster recovery, includendo scenari caratterizzati da attacchi assistiti dall’IA e da guasti simultanei di più sistemi.

Particolare importanza assume anche la protezione dei backup, che non devono risultare esposti agli stessi rischi dei sistemi primari.

I test di resilienza operativa dovrebbero progressivamente includere scenari di minaccia AI-enhanced, verificando concretamente la capacità dell’organizzazione di resistere e recuperare dopo attacchi particolarmente rapidi e sofisticati.

 

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Dipendenze ICT e supply chain sotto osservazione

Lo Statement insiste anche sulla necessità di identificare e monitorare le dipendenze presenti nell’intera infrastruttura ICT.

Tra queste rientrano dipendenze software, librerie open source, API di terze parti, infrastrutture cloud, servizi DNS e servizi ICT o SOC affidati all’esterno.

Un attaccante dotato di strumenti di intelligenza artificiale potrebbe analizzare tali dipendenze, individuare i punti di maggiore vulnerabilità e concatenare diversi exploit per massimizzare l’impatto dell’attacco.

La mappatura delle dipendenze diventa pertanto uno degli elementi fondamentali della gestione del rischio operativo digitale.

 

Il ruolo del management body

Uno degli aspetti più rilevanti dello Statement riguarda la governance.

Le Autorità competenti sono chiamate ad assicurare che il management body delle entità finanziarie sia pienamente coinvolto nella mitigazione dei rischi cyber derivanti dai frontier AI models.

Devono quindi essere presenti responsabilità chiaramente definite, adeguati piani di risposta e sufficienti investimenti interni per rafforzare la cyber resilience.

Secondo le ESAs, anche il Risk Appetite Framework dovrebbe essere riesaminato per aggiornare o introdurre metriche, soglie di tolleranza e controlli coerenti con il nuovo profilo di rischio.

La valutazione deve comprendere tanto i rischi generati dall’impiego interno di modelli avanzati di intelligenza artificiale quanto quelli derivanti dall’esposizione indiretta a tali tecnologie.

Anche il modello di accountability deve evolvere: dalla supervisione prevalentemente periodica verso un coinvolgimento più continuo e informato del vertice aziendale nelle decisioni relative alla cybersecurity.

 

Nessuna nuova checklist obbligatoria

Le ESAs precisano espressamente che l’Allegato allo Statement non introduce nuovi obblighi normativi e non deve essere interpretato come una checklist completa da applicare indistintamente a tutti gli operatori.

Le azioni descritte rappresentano esempi di possibili strategie di mitigazione.

La loro concreta applicazione deve quindi essere valutata in funzione delle dimensioni, della complessità, dell’interconnessione e del livello di esposizione al rischio della singola entità finanziaria.

Resta centrale il principio di proporzionalità previsto da DORA.

 

Frontier AI anche nella vigilanza sui fornitori ICT critici

Lo Statement offre infine alcune indicazioni sulle future attività di vigilanza nei confronti dei Critical ICT Third-Party Providers – CTPPs.

Le ESAs, nella loro funzione di Lead Overseers, hanno già avviato interlocuzioni mirate con alcuni provider critici per comprendere come stiano identificando e gestendo le nuove sfide associate all’intelligenza artificiale avanzata.

I risultati di queste attività hanno contribuito al ciclo annuale di risk assessment e alla definizione delle priorità dell’Oversight Plan 2027.

Le Autorità stanno inoltre integrando i rischi connessi all’intelligenza artificiale nella propria Oversight Examination Methodology e prevedono di rafforzare ulteriormente questo approccio nel corso del 2027.

 

DORA e frontier AI: verso una cybersecurity più dinamica

Lo Statement del 31 luglio 2026 non modifica il quadro normativo europeo, ma offre una chiara indicazione sull’evoluzione delle aspettative di vigilanza.

La diffusione di frontier AI models capaci di sostenere attività cyber sempre più rapide e sofisticate richiede alle entità finanziarie di riconsiderare velocità, frequenza e profondità dei propri controlli.

Inventario degli asset, patching, vulnerability management, monitoraggio continuo, business continuity, testing, gestione delle dipendenze ICT e coinvolgimento del management body diventano così elementi di una strategia integrata di resilienza operativa digitale.

Il principio rimane quello già posto al centro di DORA: un approccio proporzionato, risk-based e forward-looking, capace però di adattarsi a un contesto nel quale anche la velocità della minaccia sta cambiando radicalmente.

 

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