Legge Foti e colpa grave: il primo chiarimento delle Sezioni Unite sul danno erariale

Legge Foti e colpa grave: Sezioni Unite sulla responsabilità erariale

Legge Foti e colpa grave sono al centro di un primo importante intervento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Con l’ordinanza n. 24765/2026, la Suprema Corte si è soffermata sulla nuova disciplina della responsabilità amministrativa e per danno erariale introdotta dalla legge 7 gennaio 2026, n. 1, chiarendo la portata della nuova definizione normativa della colpa grave.

Il principio espresso dalla Cassazione assume particolare rilievo: la riforma non introduce un’ulteriore limitazione generale della responsabilità dei soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei conti, ma interviene specificando, in positivo e in negativo, che cosa debba intendersi per colpa grave.

Spetta tuttavia al giudice contabile stabilire se, nel singolo caso, la condotta concretamente esaminata rientri o meno nella nuova definizione.

La pronuncia rappresenta quindi uno dei primi passaggi giurisprudenziali utili a comprendere gli effetti applicativi della riforma della responsabilità erariale entrata in vigore nel gennaio 2026.

 

Legge Foti e colpa grave: cosa prevede la riforma

La legge n. 1/2026, cosiddetta Legge Foti, ha modificato in maniera significativa la legge n. 20/1994, che disciplina la giurisdizione e il controllo della Corte dei conti.

Tra gli interventi più rilevanti vi è proprio l’introduzione di una definizione normativa della colpa grave nella responsabilità erariale.

La nuova disposizione stabilisce che costituiscono colpa grave la violazione manifesta delle norme di diritto applicabili, il travisamento del fatto, l’affermazione di un fatto la cui esistenza sia incontrovertibilmente esclusa dagli atti del procedimento oppure la negazione di un fatto la cui esistenza risulti incontrovertibilmente dagli stessi atti.

Nel valutare la violazione manifesta delle norme occorre considerare, in particolare, il grado di chiarezza e precisione della disposizione violata, nonché l’inescusabilità e la gravità dell’inosservanza.

La riforma interviene anche sotto il profilo negativo, precisando che non costituisce colpa grave la violazione o l’omissione determinata dal riferimento a indirizzi giurisprudenziali prevalenti o a pareri delle autorità competenti.

Si tratta di una previsione destinata ad assumere particolare rilievo nei processi decisionali caratterizzati da norme complesse, interpretazioni non univoche o dalla necessità di acquisire valutazioni e pareri prima dell’assunzione di una decisione.

 

Il caso esaminato dalle Sezioni Unite

L’ordinanza n. 24765/2026 trae origine da una vicenda riguardante il presidente del consiglio di amministrazione di una società in house, condannato dalla Corte dei conti per un danno erariale derivante dalla mancata riscossione di tributi comunali.

Nel ricorso presentato alle Sezioni Unite, l’interessato aveva chiesto che venisse presa in considerazione la disciplina sopravvenuta introdotta dalla Legge Foti, invocando quindi lo ius superveniens.

La riforma, oltre alla nuova nozione di colpa grave, ha infatti modificato diversi aspetti della responsabilità amministrativo-contabile, compreso il regime relativo alla quantificazione del danno e all’esercizio del potere riduttivo della Corte dei conti.

Proprio l’applicabilità della disciplina sopravvenuta al caso già sottoposto alla giurisdizione contabile ha portato le Sezioni Unite a precisare il perimetro del proprio sindacato.

 

Legge Foti e colpa grave: il chiarimento della Cassazione

Il passaggio centrale dell’ordinanza riguarda l’interpretazione della nuova definizione di colpa grave.

Secondo le Sezioni Unite, la nuova disciplina non determina una diversa limitazione della responsabilità rispetto a quella già prevista dall’art. 1, comma 1, della legge n. 20/1994, che circoscrive la responsabilità personale ai fatti e alle omissioni commessi con dolo o colpa grave.

La Legge Foti interviene invece sul contenuto della stessa nozione di colpa grave.

La Cassazione evidenzia infatti come il legislatore abbia inteso specificare i presupposti della colpa grave sia in positivo sia in negativo.

Da un lato vengono individuate le condotte che possono determinarne la configurabilità; dall’altro vengono espressamente indicate situazioni nelle quali la colpa grave deve essere esclusa, come nel caso della condotta fondata su orientamenti giurisprudenziali prevalenti o su pareri delle autorità competenti.

Il chiarimento è particolarmente significativo perché contribuisce a definire la funzione della riforma: non una mera introduzione di un nuovo “scudo” rispetto alla responsabilità erariale, ma una più precisa delimitazione legislativa dei criteri attraverso i quali deve essere accertata la colpa grave.

 

L’applicazione della nuova disciplina spetta alla Corte dei conti

Le Sezioni Unite non stabiliscono tuttavia se la nuova disciplina della Legge Foti e colpa grave debba condurre, nel caso concretamente esaminato, a una diversa valutazione della responsabilità dell’interessato.

La ragione è di carattere processuale.

Il sindacato della Corte di Cassazione sulle decisioni della Corte dei conti, ai sensi dell’art. 111, ottavo comma, della Costituzione, è circoscritto alle questioni inerenti alla giurisdizione.

Non può invece estendersi al merito della controversia.

Secondo la Cassazione, anche la valutazione dell’applicabilità al responsabile di una norma sopravvenuta eventualmente più favorevole rientra tra i profili di merito che non possono essere esaminati dalle Sezioni Unite in tale sede.

Nel caso oggetto dell’ordinanza, inoltre, la Corte dei conti aveva già qualificato espressamente la condotta del ricorrente come caratterizzata da colpa grave.

Verificare se tale qualificazione continui a essere corretta alla luce della nuova disciplina introdotta dalla legge n. 1/2026 compete quindi necessariamente al giudice contabile.

È un punto importante: la Cassazione non afferma che la nuova disciplina sia irrilevante rispetto ai giudizi interessati, ma chiarisce che la verifica della sua concreta incidenza non rientra nel sindacato sulle questioni di giurisdizione esercitabile dalle Sezioni Unite.

 

Il ruolo degli orientamenti giurisprudenziali e dei pareri delle autorità

Uno degli aspetti più innovativi della disciplina sulla Legge Foti e colpa grave riguarda il rilievo riconosciuto agli orientamenti giurisprudenziali e ai pareri delle autorità competenti.

La previsione secondo cui non costituisce colpa grave la violazione o l’omissione derivante dal riferimento a indirizzi giurisprudenziali prevalenti o a pareri delle autorità competenti incide direttamente sui criteri utilizzabili per valutare il comportamento del soggetto chiamato ad assumere una decisione.

Non significa, naturalmente, che qualsiasi richiamo a un precedente o a un parere sia sufficiente ad escludere automaticamente la responsabilità.

La disposizione attribuisce però un preciso rilievo normativo al contesto nel quale la decisione viene assunta e agli elementi interpretativi disponibili al momento della scelta.

Da questo punto di vista, la nuova disciplina rende ancora più importante la corretta ricostruzione del processo decisionale, soprattutto nelle amministrazioni pubbliche e nelle società a partecipazione pubblica.

 

Tracciabilità delle decisioni e governance

Il primo chiarimento delle Sezioni Unite sulla Legge Foti e colpa grave presenta quindi implicazioni che vanno oltre la singola controversia.

Sul piano operativo, la nuova disciplina richiama l’attenzione sull’importanza della qualità dell’istruttoria, della ricostruzione delle norme applicabili, dell’esame della giurisprudenza e della corretta acquisizione e conservazione degli eventuali pareri utilizzati a supporto della decisione.

La riforma rende inoltre particolarmente rilevante la possibilità di ricostruire a posteriori le ragioni che hanno condotto a una determinata scelta.

Per amministratori, dirigenti e funzionari, soprattutto quando operano in contesti complessi o caratterizzati da margini interpretativi, la tracciabilità delle valutazioni può assumere quindi crescente rilievo nel sistema complessivo di governance.

Non si tratta di un automatismo desumibile dalla pronuncia, ma di una conseguenza organizzativa della maggiore tipizzazione normativa della colpa grave: quanto più la legge attribuisce rilievo al quadro normativo e interpretativo esistente al momento della decisione, tanto più diventa importante poter documentare il percorso attraverso il quale quella decisione è stata assunta.

 

Un primo orientamento destinato a incidere sulla responsabilità erariale

L’ordinanza n. 24765/2026 costituisce un primo significativo tassello nell’interpretazione della riforma della responsabilità amministrativa e per danno erariale.

Le Sezioni Unite chiariscono che la nuova disciplina non modifica il principio secondo il quale la responsabilità personale è limitata alle condotte caratterizzate da dolo o colpa grave, ma interviene definendo in maniera più analitica proprio quest’ultima fattispecie.

La concreta portata della Legge Foti e colpa grave continuerà inevitabilmente a essere precisata dalla giurisprudenza della Corte dei conti.

Per amministrazioni, società pubbliche, dirigenti e soggetti coinvolti nella gestione di risorse pubbliche sarà quindi importante seguire l’evoluzione degli orientamenti giurisprudenziali e valutare le ricadute della nuova disciplina sui processi decisionali, sui sistemi di controllo e sulle modalità di documentazione delle scelte.

 

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