Banca d’Italia ha pubblicato l’8 settembre 2026 i risultati della seconda indagine dedicata all’alfabetizzazione finanziaria e alle competenze di finanza digitale delle piccole imprese italiane.
La rilevazione, condotta nel primo semestre del 2025, ha coinvolto 5.000 titolari di microimprese fino a 9 addetti, rappresentativi della popolazione di riferimento. L’analisi prende in considerazione non soltanto la conoscenza dei principali concetti economico-finanziari, ma anche i comportamenti adottati dagli imprenditori, l’utilizzo degli strumenti di pagamento, l’adozione delle tecnologie digitali e le strategie utilizzate per affrontare i rischi legati al cambiamento climatico.
I risultati restituiscono un quadro particolarmente interessante per comprendere il rapporto tra competenze, innovazione e capacità decisionale nelle imprese.
Alfabetizzazione finanziaria: il punteggio medio raggiunge 74 su 100
Il livello medio di alfabetizzazione finanziaria rilevato da Banca d’Italia è pari a 74 punti su 100.
Rispetto alla precedente indagine del 2021, sulle domande confrontabili tra le due rilevazioni si registra un miglioramento del 2%, riconducibile soprattutto alle componenti relative ai comportamenti e agli atteggiamenti finanziari.
Restano tuttavia differenze significative nel livello di conoscenza.
Il 15% degli imprenditori si colloca nella fascia più bassa nella comprensione dei concetti finanziari di base, mentre il 40% si posiziona nella fascia intermedia e il 45% raggiunge quella più elevata.
L’alfabetizzazione finanziaria risulta inoltre maggiore tra le imprese con un fatturato più elevato e tra quelle che operano sui mercati internazionali attraverso l’export. Banca d’Italia non rileva invece differenze significative tra uomini e donne nel punteggio complessivo.
Il dato è rilevante perché evidenzia come la conoscenza finanziaria non rappresenti soltanto un patrimonio teorico: livelli più elevati di competenza risultano associati anche a comportamenti e atteggiamenti finanziari più efficaci.
Intelligenza Artificiale ancora poco diffusa nelle microimprese
Particolarmente significativo è il capitolo dedicato all’adozione delle tecnologie digitali.
Secondo l’indagine, soltanto il 5% delle microimprese italiane utilizza già l’Intelligenza Artificiale, in forma estensiva o limitata.
La diffusione è maggiore nei servizi di informazione e comunicazione e nelle attività professionali, scientifiche e tecniche.
Anche altre tecnologie avanzate presentano ancora livelli di adozione contenuti: la robotica è utilizzata dal 6% delle imprese, mentre l’interconnessione dei processi riguarda il 4%.
Molto più diffuso è invece il cloud, adottato dal 44% delle microimprese, probabilmente anche per la maggiore semplicità di implementazione rispetto a tecnologie che richiedono trasformazioni più profonde dei processi organizzativi.
Il 19% sta sperimentando l’AI o prevede di adottarla
Il dato sull’utilizzo attuale dell’Intelligenza Artificiale deve però essere letto insieme a un secondo indicatore.
Un ulteriore 19% delle microimprese sta sperimentando strumenti di AI oppure ne prevede l’adozione entro un anno.
Per l’interconnessione dei processi la percentuale è del 13%, mentre robotica e cloud si attestano entrambe al 12%.
Il quadro suggerisce quindi che, sebbene l’utilizzo strutturato dell’AI sia ancora limitato nel segmento delle microimprese, esiste una fascia significativamente più ampia di organizzazioni che sta iniziando a valutarne concretamente l’impiego.
Ed è proprio in questa fase che il tema delle competenze assume un ruolo centrale.
Competenze finanziarie e innovazione digitale sono collegate
Uno dei risultati più interessanti dell’indagine riguarda infatti il rapporto tra conoscenze finanziarie e digitalizzazione.
Banca d’Italia rileva che, a parità di altre caratteristiche, la propensione ad adottare o sperimentare almeno una tecnologia tra Intelligenza Artificiale, robotica e interconnessione dei sistemi presenta un legame positivo con il livello di conoscenze finanziarie dell’imprenditore.
Secondo l’analisi, maggiori conoscenze finanziarie potrebbero favorire una migliore capacità di valutare i ritorni economici degli investimenti digitali.
È un passaggio particolarmente significativo.
La trasformazione digitale non dipende soltanto dalla disponibilità di nuove soluzioni tecnologiche. Richiede anche la capacità di comprendere costi, benefici, rischi, ritorni attesi e impatto sui processi aziendali.
L’adozione dell’AI diventa quindi anche una questione di capacità decisionale e manageriale.
Digitalizzazione: dalla conoscenza tecnica alla capacità di investimento
Per le imprese, soprattutto quelle di dimensioni più contenute, l’introduzione di nuove tecnologie comporta decisioni che attraversano contemporaneamente diversi ambiti.
Occorre comprendere quali processi possano essere effettivamente migliorati, valutare l’investimento necessario, analizzare i rischi, definire responsabilità e controlli e verificare nel tempo i risultati ottenuti.
Nel caso dell’Intelligenza Artificiale, a questi elementi si aggiungono inoltre questioni di governance, compliance, protezione dei dati e gestione del rischio, che rendono sempre meno sufficiente un approccio esclusivamente tecnologico.
La capacità di adottare efficacemente l’innovazione passa quindi dalla presenza di competenze multidisciplinari e dalla possibilità, per chi assume decisioni all’interno dell’organizzazione, di disporre degli strumenti necessari per valutare consapevolmente le diverse alternative.
Pagamenti digitali già ampiamente diffusi
L’indagine offre indicazioni interessanti anche sull’utilizzo degli strumenti di pagamento business.
L’87% dei microimprenditori utilizza carte di debito, il 62% carte di credito e il 33% carte prepagate. Circa un quinto affianca inoltre alle carte di pagamento l’utilizzo di portafogli elettronici.
Si tratta di un livello di diffusione molto superiore rispetto a quello delle tecnologie digitali più avanzate.
La distanza tra l’adozione di strumenti ormai consolidati e quella di soluzioni come AI, robotica e interconnessione dei processi mostra come la digitalizzazione delle imprese proceda per livelli successivi di complessità.
Competenze finanziarie anche per la gestione dei rischi climatici
L’indagine di Banca d’Italia affronta infine la capacità delle microimprese di fronteggiare le conseguenze economiche degli eventi climatici.
Il 28% degli intervistati ricorre a coperture assicurative, il 26% effettua investimenti per aumentare la sicurezza aziendale e il 14% indica lo spostamento delle attività produttive tra le strategie adottate.
Anche in questo caso emerge una relazione con l’alfabetizzazione finanziaria: la componente comportamentale risulta positivamente associata all’adozione di strumenti per mitigare i rischi fisici legati al cambiamento climatico.
Il ruolo della formazione nella capacità di governare l’innovazione
I risultati dell’indagine mettono in evidenza un principio che riguarda imprese di ogni dimensione: innovazione e competenze devono procedere insieme.
L’Intelligenza Artificiale rende disponibili strumenti sempre più accessibili, ma la loro presenza non determina automaticamente un miglioramento dei processi o della produttività.
Occorre saper individuare le applicazioni realmente utili, comprenderne gli impatti economici e organizzativi, valutare i rischi e inserirle all’interno di una strategia coerente.
In questo scenario la formazione continua assume una funzione che va oltre l’aggiornamento tecnico. Diventa uno strumento per rafforzare la qualità delle decisioni e permettere a manager, professionisti e responsabili aziendali di comprendere, valutare e governare l’innovazione.
La nuova indagine di Banca d’Italia mostra quindi come competenze finanziarie e digitali siano sempre più interconnesse e come lo sviluppo delle conoscenze possa rappresentare una condizione importante per trasformare le opportunità offerte dalla tecnologia in investimenti consapevoli e risultati concreti per l’impresa.
Fonte ufficiale: Banca d’Italia, Indagini sull’alfabetizzazione finanziaria e le competenze di finanza digitale in Italia: piccole imprese – 2025, pubblicata l’8 settembre 2026.




